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Anzio, la migliore cucina marinara al mondo: la Minestra dei Pescatori è prodotto De.C.O.


"La migliore Cucina marinata al mondo" è il titolo della campagna marketing del Comune di Anzio per promuovere una gloriosa tradizione che non ha certamente bisogno di presentazioni.

Pensare alla città di Anzio, infatti, significa evocare straordinarie immagini legate al mare: dalle spiagge - Bandiera Blu e Bandiera Verde -, al sole; dallo sport, alla nautica da diporto. Ma anche legate al pesca e alla tradizione culinaria, la cui varietà è data da un dono di natura: la materia prima che arriva direttamente dal nostro mare. La ristorazione anziate è diventata oggi uno dei perni dell'economia cittadina grazie anche alla sapienza dei pescatori che hanno dato vita a ricette che si tramandano di generazione in generazione e che rappresentano il punto di forza della città. Su questa tradizione popolare, si è costruita una ristorazione d’eccellenza, fatta di attenzione alla materia prima, di rispetto per la stagionalità, di cura dei clienti e di sperimentazioni culinarie.

Tra le ricette della tradizione popolare, un posto d'eccezione è occupato dalla Minestra dei Pescatori di Anzio, che ha ottenuto di recente l'ambita denominazione di prodotto De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) sulla base del progetto di Anci Lazio e su decisione del Consiglio Comunale di Anzio.

La Minestra di Pesce - è riportato nella descrizione della ricetta – viene preparata con brodo di mazzama, cioè tutte quelle tipologie del cosiddetto pesce povero come sgavaioni, manfroni, zerri, gardonie, tracine, presente nel mercato ittico locale. E’ un piatto prelibato, che si perde nella notte dei tempi, tipico della cucina popolare anziate.

L'ambiziosa campagna di comunicazione "Anzio, la migliore cucina marinara al mondo", che mette in evidenza il prezioso lavoro dei pescatori, la cucina marinara anziate, la rinomata minestra, oltre a promuovere il pescato di Anzio, si pone anche l'obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al consumo consapevole della tellina del litorale romano, presidio slow food.



E' da consegnare alla storia della gloriosa tradizione marinara portodanzese il racconto dei pescatori e dei ristoratori, riportato nel depliant istituzionale dell'evento, per promuovere l'antica ricetta della minestra di Porto d'Anzio, che si perde nella notte dei tempi:

"Le piccole barchette pescavano sotto costa ed al rientro trovavano le donne ad aspettare, il pesce veniva messo negli spasini, piccole ceste di vimini, quello più commerciale, caricato su carretti trainati da cavalli, si portava a Roma e Velletri, centro di smistamento per i Castelli Romani, il rimanente veniva venduto alla popolazione locale, altro salato o essiccato. Si divideva, poi, il pesce da fare arrosto: sugherelli, maccarelli, cefali, da quello adatto alla zuppa o, come l’arzilla ed il San Pietro, per fare il brodo di pietanze più raffinate. Considerando che non c’era ghiaccio e quindi il pesce doveva essere lavorato subito, quello piccolo, come gli sgavaioni, veniva bollito e con il brodo si faceva la minestra. Fatto il brodo, l’indomani, in una pentola, si metteva aglio, olio, due filetti di acciuga di porto d’Anzio, alcuni pomodorini di essiccativa (ossia piantati nel mezzo dei filari della vigna a primavera, senza essere innaffiati, quindi la pianta cresce per essere sradicata con i pomodorini attaccati e messa all’aria), quindi, sfaldata l’acciuga, si aggiungevano i pomodorini, dopo qualche minuto, il brodo di pesce veniva filtrato e si portava il tutto ad ebollizione; nel frattempo si prendevano gli spaghetti, quelli recuperati dal cartoccio già spezzati, se non bastavano se ne prendevano altri e si spezzavano. Da sottolineare che gli spaghetti venivano venduti in cartocci da un chilo e le nostre mamme recuperavano la pasta spezzata, che poi utilizzavano nella minestra. Portata a cottura, la pasta si scodellava, con l’aggiunta di una grattata di pecorino. Questa minestra fatta dai pescatori, soprattutto nelle sere d’inverno per riscaldarsi un po’, era molto economica ed alla portata di tutti perché spesso il pesce piccolo veniva regalato. La tradizione portodanzese prevede l'aggiunta di pecorino. I pescatori, nel brodo di pesce, mettevano anche del pane spezzato".





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